16 ottobre 2012

iPoo: la merda è social

Nasce iPoo, l'applicazione Apple e Android per creare un social network di "pooers". Disgusto? No, la merda è una questione ontologica.



POOERS DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!
Diciamo la verità senza troppi giri di parole: ci sono persone che amano cacare. Ok piace a tutti, ma alcuni sono particolarmente legati a quello che è un rito, oltre che un semplice bisogno fisiologico. Credo che le mie migliori riflessioni siano nate sulla tazza. Ma mi dicono che è un piacere condiviso da molti. Bene, a rendere quest’attività ancora più stimolante (sic!) arriva un’applicazione fresca fresca che si chiama iPoo. Letteralmente: io caco o io merda. È un’applicazione disponibile sia per Apple che Android e permette di creare un network di merda. Battuta facile, ma vera. Lo scopo dell’app è creare un vero è proprio network, con tanto di wall virtuale, statistiche in tempo reale, la mappa, badge, punti e tante altre importanti funzionalità. C’è addirittura il poo stream, una sorta di flusso di pensieri generato dai “pooers”. 



UN RITO PIU' CHE UN BISOGNO
Insomma, bisogna essere social a tutti i costi. E la voracità della logica social conquista uno degli ultimi baluardi della privacy. Ma torniamo alla defecazione. Come dicevo, è una sorta di rito. Si parte dallo stimolo, che è l’input primario e necessario. Quando si avverte la sensazione, si comincia a girare per la casa in cerca di qualcosa da portarsi dietro. Si passano in rassegna giornali, brochure, riviste patinate e fumetti. I fumetti sono la scelta migliore. Io preferivo Topolino. Mi piaceva il contrasto tra l’atmosfera soave delle città disneyane e l’odore che saliva lentamente dal basso. Esalazioni di materia organica semilavorata… Sembrava di essere nelle periferie malfamate di Topolinia e Paperopoli, lì dove la Banda Bassotti, Gambadilegno, Berlusconi e Macchia Nera tramano nell'ombra. 


LA MERDA? UNA QUESTIONE ONTOLOGICA
Questo post vi ha disturbato? Strano. Non lo sapete ma il problema della merda è una questione ontologica. Riguarda l’essenza stessa dell’essere. Perché trovare disgustoso qualcosa che rientra nella normalità ed è una nostra creazione, forse la più profonda? Ne l’Insostenibile leggerezza dell’essere Kundera usa queste parole. 

“La merda è un problema teologico più arduo del problema del male. Dio ha dato all’uomo la libertà e quindi, in fin dei conti, possiamo ammettere che egli non sia responsabile dei crimini perpetrati dall'umanità  Ma la responsabilità della merda pesa interamente su colui che ha creato l’uomo. (…) Il disaccordo con la merda è metafisico. Il momento della defecazione è la prova quotidiana dell’inaccettabilità della Creazione. O l’uno o l’altro: o la merda è accettabile (e allora non chiudetevi a chiave nel bagno!), oppure il modo in cui siamo stati creati è inaccettabile.”

Sembra un tema banale, ma lo è. Intorno alla merda non ruotano solo le mosche ma anche grandi domande filosofiche. Questo non vi rende filosofi. E nemmeno artisti. Non basta sedersi sul cesso per diventare filosofi e artisti. 
O si? Piero Manzoni cosa risponderebbe?

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