Grillo in un mare di...confine
Il comico genovese attraversa lo stretto di Messina a nuoto. E il Movimento 5 stelle riparte con un tour in Sicilia.
Si è conclusa la traversata dello stretto di Messina e già si sprecano commenti, polemiche e opinioni. Il solito carosello mediatico che si innesca ogni volta che c'è un episodio degno (?) di cronaca. Grillo ha deciso di attraversare a nuoto quel pezzo di mare, non lunghissimo (sono circa 3 km), che divide la Calabria dalla Sicilia. Molti hanno ricordato i precedenti più o meno celebri di questa impresa. Si va dalle storiche nuotate del Duce a Mao nel fiume Yangtsi, passando per emuli meno illustri come l'ex sindaco di Taranto Giancarlo Cito. In genere, questo tipo di esibizioni ha una valenza simbolica piuttosto importante: comunica l'idea di un leader forte e pragmatico, pronto ad affrontare qualsiasi sfida. Non è un caso se vi hanno fatto ricorso personaggi come Mussolini, Mao, Putin, che sulla personalizzazione e sul culto del capo hanno costruito l'attività di propaganda.

Video: Le attività sportive di Mussolini
Video: La nuotata di Mao
COMUNICAZIONE EFFICACE
E Grillo? Come si inserisce in questa storia? Il personalismo è un elemento centrale anche nella sua strategia di comunicazione. Il Movimento 5 stelle deve la popolarità all'eccentricità del suo fondatore-ispiratore. Per quanto stia cercando di ritagliarsi un ruolo più autonomo, è evidente che è il carisma del comico genovese il vero collante del movimento. Le idee, la passione, la linea politica ci sono, ma hanno un'importanza minore. Almeno per ora. Questo Grillo lo sa e lo sa anche Casaleggio, il famoso uomo-ombra che sarebbe - secondo certa stampa - il manovratore occulto delle 5 stelle.
La scelta di attraversare lo stretto va collocata nell'attuale contesto politico. E non potrebbe essere altrimenti, d'altra parte. Con questo gesto Grillo utilizza come sempre la sua immagine per avere un ritorno di visibilità a costi bassi. E lo fa con sapienza. Per un movimento che si presenta sulla scena come un segno di rottura e discontinuità rispetto alla vecchia politica, si tratta di una scelta coerente. Non avrebbe molto senso riempire le città di manifesti come fanno gli altri partiti. Tantomeno riempire i talk show per discutere e ragionare di politica con quelli che vengono considerati rappresentanti illegittimi del popolo. Non serve il dialogo, servono gli slogan, l'invettiva, i toni messianici. Che dietro questo ci sia anche del contenuto è evidente, ma non è su quest'ultimo che si sta puntando in questi mesi. Se l'obiettivo è marcare un confine con i concorrenti tradizionali, il linguaggio adottato deve essere altrettanto radicale. Lo abbiamo già visto con i raduni nelle piazze, con i comizi-spettacoli all'insegna di un vaffanculo generalizzato. Un Vaffaanculo di pancia, diretto a tutta la classe dirigente del paese.
Nuotare significa mettersi in gioco in prima persona. Significa in primo luogo fare qualcosa, in un contesto in cui i politici sono visti come personaggi inerti e corrotti. Significa fare uno sforzo, cimentarsi in un'impresa nella quale non tutti riescono perché presuppone allenamento e tenacia; da qui il rispetto che si deve a chiunque compia qualcosa che non è alla portata di tutti. Significa mettersi in movimento, offrendo in pasto l'idea di un percorso e di un viaggio da fare. La scelta dello stretto di Messina, poi, aggiunge un significato ancora più profondo per l'Italia, vista l'importanza che ha sempre avuto quel pezzo di mare che divide la Calabria dalla Sicilia. Lo aveva già intuito Berlusconi, che del ponte sullo stretto aveva fatto una bandiera ideologica oltre che merce di scambio elettorale. Con una differenza rispetto a Grillo: il progetto di Berlusconi rientrava nel disegno di uno Stato pomposo, interventista e benevolo, che regala al popolo le grandi opere; quello di Grillo non rincorre questa retorica, ma lo pone sul piano della sfida personale nei confronti di figure che sembrano ormai sclerotizzate e nude nelle loro posizioni di potere.
5 STELLE E POI?
Infine c'è un ultimo punto non trascurabile e più marcatamente politico. Far partire la campagna elettorale dalla Sicilia è sempre una mossa delicata perché è un contesto difficile che racchiude, a volte in modo esasperato, pregi e difetti nazionali. Molti politici ci hanno provato. Per Grillo, tutto questo ha anche un significato simbolico. Come dichiara ironicamente (?) sul suo blog, si tratta di uno "sbarco" in Sicilia. Lo sbarco in Sicilia è stato un momento decisivo per la storia d'Italia: segna l'inizio della conquista del Sud da parte dei Savoia e quindi la realizzazione dei sogni e delle aspirazioni risorgimentali. Per cucire tutte le regioni in un'unica bandiera, bisognava partire dal lembo più estremo e in un certo senso anche il più estraneo culturalmente.
Il gesto di Grillo riparte da lì, da uno dei momenti chiave della poco nota storia dell'Unità d'Italia. Riparte da lì, ma sembra andare in una direzione diversa. Su beppegreillo.it si legge:
La Regione Sicilia vanta un credito di un miliardo di euro nei confronti dello Stato italiano e le stesse imprese siciliane hanno un credito di 5 miliardi di euro.
La Sicilia potrebbe vivere meglio senza l'Italia, ma l'Italia non potrebbe vivere senza la Sicilia. Se la Sicilia dovesse andarsene, costretta dal malfunzionamento dello Stato e delle istituzioni, sarebbe l'inizio di un domino cui seguirebbero altre Regioni e la fine dell'Italia, forse la sua balcanizzazione.
E' una dichiarazione, un auspicio o una minaccia da scongiurare? Non è molto chiaro, come non è troppo chiaro come prendere le dichiarazioni di Grillo, che gioca la carta del comico o del rappresentante in base alle situazioni. Una cosa è certa. La traversata dello stretto traccia un confine, segna un passaggio tra il ruolo di semplice comico che si limita a fare da megafono per il popolo a comico-politico, con un impegno che è sempre più diretto e personale.
Se questo porterà a una candidatura non si può dire. Molto più interessante è capire quanto queste figure carismatiche siano positive (se lo sono) per le ragioni dei movimenti. Chi studia la politica sa che i partiti devono superare almeno due nodi cruciali: l'istituzionalizzazione (la fase in cui l'organizzazione passa da informe o liquida a qualcosa di più definito e strutturato) e la creazione/selezione di una classe dirigente valida. I partiti dominati da capi carismatici affrontano con più difficoltà queste sfide, perchè troppo dipendenti dai leader. Basta guardare in questi giorni lo smarrimento del Pdl e della Lega, per farsi un'idea.
E' evidente che in questo momento il Movimento 5 stelle non si pone il problema. E' ancora troppo giovane e in espansione. Può contare su una serie di novità e ha un bacino di potenziali elettori da conquistare. Non appena comincerà a coprire incarichi di rilievo, con tutti i meccanismi di potere che ne derivano, il Movimento entrerà a pieno titolo nell'agone politico e dovrà diventare partito, o qualcosa che gli somiglia. Può scomparire in poco tempo o resistere, ma sicuramente deve trasformarsi. Non è una legge naturale e indiscutibile però è un fenomeno che si è ripetuto spesso nella storia delle democrazie occidentali.
Tutto questo per dire che la vera sfida che attende Grillo non è la traversata dello stretto, ma la traversata del mondo politico.


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