Tutti pazzi per Apple
Lunghe file e grande attesa per il nuovo iPhone 5. Quando il telefono non è solo un telefono e quando un marchio non è solo un marchio. E allora cosa?
Centinaia di persone in coda per comprare prima degli altri l’iPhone 5. Apple è riuscita a rendere i suoi prodotti oggetti di culto, soprattutto con i telefoni. Qui non parliamo di semplici consumatori ma di veri e propri fan. Nel vedere i filmati e le fotografie di questi giorni mi sono venute in mente le file di persone con la tessera del pane. Durante la Seconda guerra mondiale, per la carenza di viveri, ognuno aveva diritto a una razione massima di pane che poteva ritirare dai fornai esibendo la tessera. Potremmo introdurre lo stesso meccanismo con Apple: la tessera della mela. Se hai già un iPhone 4s non puoi avere il 5. Va bene, è una proposta sovietica. Per quanto cerco di sopprimerla, la mia componente stalinista riaffiora sempre. A parte questo è interessante vedere come un telefono possa diventare sinonimo di moda e status. Repubblica ha raccolto le opinioni delle persone in fila nei negozi di diverse città. La maggior parte degli intervistati in effetti non ha molti argomenti sul perché è importante avere subito l’iPhone5. La moda è l’ingrediente segreto.
PRODOTTI ICONA
Grazie ad alcuni prodotti icona, negli anni Apple è passata da una ristretta setta di esaltati a brand di riferimento nel mondo del largo consumo. Il marketing e la comunicazione, come sempre in questi casi, sono fattori determinanti perché contribuiscono al posizionamento alto dei prodotti. In due parole: si fissano nella testa del consumatore come oggetti altamente tecnologici con un design raffinato. Un mix perfetto di estetica e funzionalità. Il merito di Apple è quello di aver intuito prima e meglio degli altri alcune tendenze emergenti. Ad esempio la crescita esponenziale dei consumi culturali, cioè la richiesta sempre maggiore di musica, contenuti e comunicazione. I prodotti Apple intercettano questi bisogni e li elevano a bisogni quasi primari. In fondo ascoltare musica, leggere, parlare e restare in contato con gli altri non sono semplici azioni di consumo, ma fatti culturali. Riguardano l’identità della persona e toccano alcuni nodi fondamentali del rapporto tra l’individuo e la collettività. Se le premesse sono queste, è facile immaginare come un marchio possa diventare addirittura sinonimo di stile di vita. Molti degli intervistati nei video non sanno quali sono le novità dell’iPhone 5, eppure lo comprano a prescindere. Lo comprano perché è Apple.
STILE DI VITA
Uno dei primi marchi che è riuscito in questa difficile impresa di creare un vero e proprio stile di vita è Nike. Lo racconta bene Naomi Klein in No Logo. Nei primi anni Ottanta, i grandi marchi erano in crisi perché la pubblicità sembrava avere una presa minore sui consumatori, o almeno su una certa fascia di consumatori. Nike è riuscita da subito a posizionarsi in modo diverso rispetto agli altri. Non si trattava solo di scarpe e vestiti sportivi: Nike vendeva l’essere sportivo, la mentalità dello sportivo sempre pronto alla sfida con se stesso e con gli altri. Stesso discorso per Apple. iPod, iPhone, iPad, tante i per ogni oggetto. Ogni oggetto è un mezzo con cui fare certe azioni; entrato nelle abitudini quotidiane, diventa una specie di protesi dell’individuo. Ho uno stile di vita Apple perché ascolto musica, navigo sempre e ovunque su internet, sono in contatto con i miei amici, scatto foto, condivido, mi geolocalizzo e uso le mappe anche per fare un chilometro. Se sia giusto o sbagliato tutto questo non importa. È un fatto. È un fenomeno che interessa molte persone, è ormai entrato a far parte del vissuto di tanti.
QUESTIONE DI CENTIMETRI
Certo, dopo aver riconosciuto questo resta sempre il dubbio su quanto sia sano mettersi in coda per avere un telefono che costa tanto e cambia poco rispetto al precedente. Pare che la differenza più evidente è che è più lungo di un cm. E allora, come hanno scritto in tanti in questi giorni, tutti in coda per cosa? Per un cm in più? Mah.


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